Realizzare un’opera è sempre un processo particolare.
Devo dire che a me è sempre successa una cosa singolare. In passato, ma anche nel caso di quest’opera, mi accade di “vedere” prima di immergermi nella realizzazione.
Mi spiego meglio: mi succede di vedere l’opera che poi realizzerò… in un sogno, oppure durante una visione diurna, estraniandomi dalla realtà. Quando ciò accade, e la visione è chiara e ricca di dettagli… l’opera prede forma e diventa esattamente come l’avevo vista in precedenza.
Quest’opera è stata caratterizzata da un turbinio di significati.
Al suo interno vi sono collegamenti riguardanti il concetto di vita/esistenza, flusso e variabili.
Mi sono lasciata ispirare principalmente dal concetto di impermanenza: di come nella vita ci sia trasformazione continua e di come ogni più piccolo aspetto sia segnato da questa costante trasformazione.
Qui sotto vi lascio la descrizione dell’opera.
VARIABILE IMPERMANENTE
Un’opera imprevedibile.
Dove l’osservatore diventa parte attiva.
Ruotando l’opera si scoprono punti di osservazione diversi.
Come nella vita, spostandoci, possiamo intravedere prospettive nuove.
Crepe dorate.
Le varie esperienze accumulate nella vita. Qualunque sia la loro natura.
Specchi.
Illusioni, riflessi, tentativi di guardarsi dentro.
Mani.
Lo scorrere della vita. Lo scorrere del tempo.
Mano di bambino, mano di adulto.
Sfere di legno che muovendosi ricordano come, in qualsiasi momento, le variabili possono cambiare.
Eventi, episodi, incontri.
Un elogio alla vita.
Nella sua impermananza.
Nella sua trasformazione continua.
Nel suo fluire, incessante.