C’è un momento, al tramonto, in cui la piscina a sfioro del Poggio degli Olivi si confonde con l’orizzonte.
L’acqua diventa specchio, il cielo si mescola alle colline umbre, e ogni cosa sembra sospesa tra il visibile e l’invisibile.
È lì che ho scelto di bilanciare le pietre.
Non sulla riva di un fiume, come faccio di solito, ma immersa nell’acqua, con la pelle ancora calda del sole e il silenzio che tornava a riempire lo spazio dopo la partenza di tutti gli altri ospiti.
Le mani hanno cercato appigli, la concentrazione si è fatta respiro, e lentamente l’impossibile ha preso forma: pietre in equilibrio, riflesse nell’acqua, come se anch’esse volessero oltrepassare il confine tra terra e cielo.
È stato un istante che porto con me come dono: l’armonia tra elementi diversi, la forza che nasce dall’attesa, la leggerezza che si posa quando smettiamo di trattenere.
Il Poggio degli Olivi è stato il luogo, ma anche il varco.
Un portale che mi ha permesso di entrare in un’altra dimensione, dove anche una semplice pietra può diventare poesia.