Sentirle, accoglierle, accarezzarle. Quando faccio questo con le pietre, mi accorgo che posso davvero entrare in connessione con loro e con tutto ciò che mi circonda. Il percorso poi per arrivare all’equilibrio è qualcosa di magico, irripetibile e singolare. Cambia il luogo e cambiano le energie, i profumi, le sensazioni.
Quando arrivo in un posto dapprima mi lascio accompagnare dalla visione dell’ambiente: osservo gli alberi, l’acqua, le radici e le pietre. Nella loro diversità mi accolgono ed entrano in contatto con parti profonde di me. Il rapporto con le pietre è qualcosa di pragmatico, surreale a volte. Sono vive, hanno una loro energia, una loro storia. Basti pensare a quante cose vede una pietra… magari partita in alta montagna, e reduce, quando arriva tra le mie mani, da un percorso travagliato. Piccole cascate, scontri con altre pietre, incastri con altri materiali… un viaggio di esperienze e di contatti.
Ecco che quando le prendo in mano, sento che c’è altro oltre al tatto e a quello che vedo. C’è altro perché ogni cosa è ricca di significati intrinsechi. Accoglierle, sentirle, rispettale e poi, a volte, pulirle nell’acqua prima di metterle in equilibrio: un passaggio che permette una pulizia. Una sorta di lavoro di purificazione che aumenta la connessione tra me e loro.
Dopo questo passaggio, il momento più meditativo. La ricerca dell’equilibrio. Una fase che non dev’essere disturbata dalla ragione, poiché è semplicemente necessario farsi guidare da loro. Io divento un mezzo, un tramite. Giocando con loro e lasciando uscire la mia parte bambina ecco che arriva, a volte inaspettatamente, l’equilibrio.