Non so mai davvero cosa accadrà quando le mani incontrano le pietre.
Possono restare mute, pesanti, irremovibili.
Oppure, come in quel giorno con Manola, aprirsi a qualcosa di sorprendente.

Avevo le mani umide e gli occhi pieni di verde.
Manola soffiava bolle di sapone accanto a me, e una ha deciso di fermarsi.
Non per terra.
Non nell’aria.
Ma proprio lì, tra due pietre.

Una goccia d’aria incastonata in una montagna di silenzi.
Un istante fragile che ha retto come una promessa.

In quel momento non ho pensato a nulla.
Sono rimasta lì, immobile, a guardare l’impossibile che si era posato davanti a me.
Senza chiedere il permesso.
Senza rumore.

C’è una forza, in quella leggerezza, che le pietre da sole non conoscono.
È la forza della fiducia.
Del lasciar fare.
Del non trattenere.

La bolla non pesa, ma cambia tutto.
Come un incontro.
Come una parola dolce nel mezzo di una giornata difficile.
Come uno sguardo che non ti chiede di essere altro.

Ancora oggi, mentre scrivo, sento che quel piccolo miracolo mi abita.
Che c’è un equilibrio fatto anche di trasparenze.
Che il vero bilanciamento non sempre si vede… ma si sente.

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