Quando sono andata al fiume ed ho incontrato questi due pezzi di pietra, ho avuto modo di riflettere.
Riflettere sulla situazione attuale.
Riflettere sulla divisione.
Riflettere sul caos esterno.
Quella pietra rotta a metà mi ha scatenato sensazioni fortissime. Ho percepito il desiderio di voler riavvicinare quelle due parti. Lontane in quell’istante, ma composte dalla stessa materia. Avrei potuto unirle, avvicinandomi alla forma iniziale, quando non erano rotte. Ma non era la cosa giusta. Mi sembrava che se le avessi messe a contatto tra di loro, forse, sarebbe mancato qualcosa. Il cuore, l’anima. Non so esattamente cosa, ma ero certa che servisse una terza pietra.
La pietra che ho voluto mettere al centro mi ricordava un cuore.
Un cuore che metteva in comunicazione quelle due parti.
Un cuore che permetteva un abbraccio interiore.
Ho la sensazione, da mesi, che stiamo vivendo un periodo di divisione. L’esterno tenta di dividerci.
Dividere noi stessi da noi stessi.
Dividere noi dagli altri.
Dividere, tutto, in generale. In maniera a volte sottile e subdola.
Questo bilanciamento mi ha fatto comprendere come ci sia, forse, una soluzione per trovare pace ed equilibrio:
entrare dento di noi e tenere il cuore aperto, nonostante tutto.
Un cuore aperto che abbracci ogni cosa.
Un cuore aperto che abbracci ogni cosa
Proprio così Nelli!!!!!
Un animo sensibile come il TUO ha messo il cuore per RI-UNIRE due parti spezzate, Infatti un “CUORE APERTO” ha una POTENZA IMMANE.
Rilancio però il tema delle parti spezzate in un ambito più ampio. Prendo spunto dai Giapponesi che hanno fatto di questo un arte. Il KINTSUGI, che metaforicamente ci rimanda un grande insegnamento sulle cose rotte, spezzate.
Infatti l’arte di abbracciare il danno, di non vergognarsi delle ferite, è la sottile lezione simbolica suggerita da quest’antica arte giapponese, il “kintsugi” appunto.
Le fratture diventano trame preziose, dove nel tentare di recuperare al danno, con l’uso di un metallo prezioso, nel farlo ci si guadagna.
È l’essenza della resilienza.
Nella vita di ognuno di noi, forse, si deve cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa.
Grazie Paolo, innanzitutto perché scrivendomi, mi hai trasmesso qualcosa che non conoscevo: il Kintsugi.
Mi sembra assolutamente che vi sia molto legame tra quest’arte e ciò che ho voluto condividere attraverso il bilanciando delle due pietre rotte.
Frammenti. La vita, in fondo, è fatta di frammenti che a volte saldiamo tra loro, altre rimangono in un luogo fuori dal tempo senza la necessità di legarsi ad altri frammenti.
Il tuo commento, lascia spazio a molte riflessioni.
Grazie!
grazie Martina e grazie Paolo, mi avete regalato due meraviglie… in questo periodo di divisioni forzate abbiamo bisogno di unire, e il cuore aperto è senz’altro il luogo migliore… dotarsi del metallo prezioso di questo atteggiamento ci aiuta a vincere la paura e a sentirci vicini anche se fisicamente lontani… un sorriso, uno sguardo, un gesto diventano i fili invisibili che ci uniscono…
Grazie Luigi!
Devo ammettere che per me è sempre un piacere leggere i vostri commenti. Sono fonte di condivisione e lasciano spazio a riflessioni.
Hai ragione, i gesti diventano fili invisibili capaci di unirci. La distanza geografica è un limite superabile. Siamo comunque sempre collegati… da fili.
Tenere il cuore aperto credo sia una delle vie che ci permetterà di rimanere connessi.
Grazie!