Quando bilancio le pietre, solitamente, lo faccio in habitat naturali: fiumi, torrenti, laghi oppure a casa se le condizioni meteo sono avverse. Invece, qualche settimane fa, ho voluto sperimentare un ambiente nuovo recandomi a Venezia portando con me una piccola radice ed alcune pietre.

Erano pietre particolari: due selci. La selce è una roccia sedimentaria che ha una particolare vitalità. Quando in passato ho provato a metterle a contatto tra di loro, vi era una sorta di energia repulsiva. Come se non volessero stare vicine, così, questa volta, ho usato una piccola pietra che potesse distanziarle.

Ero alle Zattere, un luogo a me familiare. Quante volte sono stata lì di passaggio o per raggiungere l’isola della Giudecca, eppure quel giorno mi sembrava un posto nuovo. Forse perché quel giorno ero lì per una ragione diversa. È bastato poco per estraniarmi dalla realtà e mettermi in contatto con le pietre che tenevo tra le mani. Non esistevano più pensieri. Sembrava di non essere a Venezia. Sembrava non essere attorniata da persone.

Sola, con le selci che attendevano di giocare con me. Non è stato difficile trovare l’equilibrio, è arrivato in pochi minuti. Quel giorno, forse, le due selci, erano pronte per raggiungere l’equilibrio a Venezia.

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