Ieri mi sono persa nel guardare la laguna, un’ambientazione che amo particolarmente. Il sole che mi scaldava la schiena. Il rumore lontano di piccole onde. La presenza di magia permeava nei miei occhi.

A pochi metri da me c’erano delle pietre bianche, non quelle rotondeggianti che sono solita trovare nel Tagliamento, erano più spigolose. Attratta da quelle nuove forme, mi sono messa a camminare senza una meta, osservando le pietre che abitavano la riva di quella piccola insenatura. Una di loro ha attirato la mia attenzione, era molto più irregolare delle altre: l’ho raccolta, e con lei, ho preso altre due pietre.

La pietra di forma particolare non voleva stare. Continuava a scivolare. Eppure tra le mani sentivo che prima o poi ci sarebbe stato anche per lei il giusto punto di contatto.

Quando la pietra ha deciso di stare in equilibrio, mi sono allontanata. Osservavo quello strano bilanciamento, e più guardavo, più mi accorgevo che l’ultima pietra richiamava l’immagine di un volto. Un volto con un naso importante.

Un naso appoggiato. Un volto. Un volto rivolto verso l’orizzonte.
Quella pietra si stava godendo il paesaggio della laguna assieme a me.

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