Credo che lo Stone Balancing (tradotto: “arte di mettere in equilibrio le pietre”), affondi le sue radici nella storia millenaria del genere umano, che da sempre, si è messo in relazione con questo elemento. Un rapporto antichissimo che oggi si manifesta anche attraverso quest’arte. Banalmente quest’arte consiste nel mettere una pietra sopra l’altra… ma c’è tanto altro. Un universo sottile fatto di ascolto, percezione e consapevolezza.
Quando si tengono le pietre tra le mani si sente la presenza di tre punti di contatto: quanto più l’equilibrio è precario e arduo, tanto più questi punti sono più vicini tra loro… a volte sembra si fondano e diventino un unico punto. Le pietre possiedono per loro natura un’infinità di scanalature e possibili punti di contatto che agevolano la ricerca di questi tre punti. Per affinare questa sensibilità e fare in modo che questi tre punti siano sempre più vicini tra loro, ci vuole molto esercizio e pazienza.
Praticare Stone Balancing obbliga a stare con i piedi per terra, potendo toccare l’essenza, collaborando con la natura e imparando a riconoscere e accettare i propri limiti. Quando si raggiunge l’equilibrio arriva le netta sensazione che tutto sia possibile, accettando nel contempo che dietro ad un bellissimo equilibrio c’è una natura effimera ed impermanente. Le sculture possono durare pochi secondi, minuti, ore… ma a prescindere dalla durata la magia è proprio questa: durano il tempo giusto e poi la Natura se le riprende.